Biblioteca

Fondo Palmieri F. e L.S.
Catalogo libri danteschi

Questo elenco di libri si apre sotto il segno di un celebre dipinto di Dante realizzato dal grande pittore Dante Gabriel Rossetti, il preraffaellita romantico tra sacro e passione. Le parole “Manus animam pinxit” dettate dal celebre pittore in un suo racconto trecentista compendiano tutta una teoria pittorica e svelano il segreto di quella sua opera profondamente suggestiva che rinnovò l’arte inglese. Il Rossetti fu il pittore delle anime, e tra queste anime che poi dipinse e disegnò un posto di rilievo ebbe Dante.
Sin da adolescente Gabriel Charles Dante (questo il suo vero nome) si appassiona alla lettura della Divina Commedia da cui non seppe più staccarsi, lasciandosi sempre estasiare dalla realtà simbolica e profonda del poema dantesco. Rossetti realizza una serie di capolavori, ispirati appunto al poema dantesco, in cui sperimenta con successo la tecnica dell’acquerello e riprende ad usare il disegno dalle linee raffinate e sinuose che aveva caratterizzato la sua produzione grafica giovanile. Comincia in questo periodo anche l’identificazione di sé stesso con Dante e della sua amata Lizzy con Beatrice. Così la coppia Dante – Beatrice incarna, nell’opera di Rossetti, l’ideale di amore romantico che tra passioni e languori si consuma nel panorama visionario e teatrale di una Firenze medievale, vivificata dal preziosismo dei colori rossettiani.
Oggi ha ancor più senso leggere Dante e riscoprire i suoi versi. Non possiamo rinunciare ad innamorarci di lui, la conoscenza della sua Commedia è una esperienza amorosa che non conosce tramonto. I suoi versi sono pieni di ritmi, di pensieri, di parole che viaggiano nel tempo insieme a ciascuno di noi. Dante guarda alla cultura del passato, non la ripropone stancamente, ma la riscrive, la riusa, la rinnova. La poesia è creazione, “cambiamento”, “gioia del divenire”, “flusso d’energia”, “campo d’azionecomposto di “onde semantiche”, “onde-segnali”, che “svaniscono, una volta eseguita la loro funzione: quanto più sono intense, tanto più sono arrendevoli e tanto meno sono inclini a trattenersi”: questi caratteri della poesia sono propri di Dante. Sicché la “contemporaneità” di Dante si rivela “inesauribile, incalcolabile e inestinguibile”.
In ricorrenza delle prossime celebrazioni dantesche per il settimo centenario della sua morte, il preside Francesco Paolo Palmieri ha voluto costituire un Fondo libri danteschi presso la Fondazione De Palo-Ungaro per offrire la possibilità di consultare un vasto panorama di studi dedicati a colui che “mostrò ciò che potea la lingua nostra”, sì da poter scoprire ancor più e ancor meglio che il grande poeta che fu, “è” sempre ancora, in quanto grande poeta che “fu”…”.
Questi libri, oggi esposti negli spazi museali della Fondazione, sono rari o antichi, sono stati attentamente catalogati e descritti dai giovani valenti del Servizio Civile 2020 operanti presso la Fondazione: Tanio Tarantino, Michele Santoruvo, Paola De Biase, Marianna Coviello, Alessia Meraviglia, Alessio Lagioia.
L’elenco comprende opere di Dante con illustrazioni di grandi artisti, tra cui Michelangelo, Raffaello, Zuccari, Vasari, Rossetti, Dorè; o con foto di Alinari, di Anderson, Brogi; o con preziosi commenti di Tommaseo, Camerini, Passerini, Casini, Torraca, Vossler, Papini. Non mancano riviste, come il Giornale dantesco diretto da G.L.Passerini, il Bullettino della società dantesca italiana – Rassegna critica degli studi danteschi diretta da E.G. Parodi, L’Alighieri – rassegna bibliografica dantesca sotto gli auspici della “Casa di Dante”in Roma, e numerose Lecturae Dantis tenute da Croce, Zingarelli, Grabher, Gentile, Luiso (bitontino) e altri famosi studiosi della Divina Commedia. Questo di Francesco Paolo Palmieri è un grande dono che si offre alla città, agli studiosi e soprattutto agli studenti che vorranno approfondire e ricercare le radici della nostra cultura.

disegno acquerellato di Michele Santoruvo, bravissimo incisore attualmente impegnato nel Servizio Civile presso la Fondazione De Palo-Ungaro: il disegno, riferito ai versi 25-27 del XII canto del Purgatorio descriventi la caduta di Lucifero dal cielo, quale esempio di superbia punita scolpito sul pavimento della prima Cornice, è ricavato dalle incisioni riportate nella Divina Commedia del 1793 al tratto di Lasinio su disegni dello scultore inglese Giovanni Flexman
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